Sono Guido Ruggeri, ingegnere romano, nato nel 1961.

Sono laureato in Ingegneria Civile Trasporti, ed attualmente lavoro alla Italferr, la società di ingegneria del gruppo delle Ferrovie dello Stato, dove mi occupo di geotecnica applicata alle costruzioni di linee ferroviarie.

Sono appassionato di escursionismo, turismo, musica, ciclismo, e di varie tematiche dell'ingegneria civile.

No, tra i miei interessi non ci faccio rientrare l'informatica. E' vero che è un campo in cui me la cavo abbastanza bene, ma non mi appassiona, la considero solo un mezzo per arrivare a dei risultati.

Sviluppare programmi informatici ed occuparmi dei non vedenti, quindi, non fa certo parte del mio lavoro, e nemmeno lo ritengo lo scopo della mia vita.

Ma i vari giochi del destino mi hanno portato a farlo.

Tutto è cominciato nel 1992, quando una amica a me molto cara si è trovata irrimediabilmente a perdere la vista.

Che fare, in una circostanza del genere? A chi rivolgersi? Come andare avanti? Come poter continuare ad affermare il ruolo di amico?

Eppure non era la prima volta che mi succedeva di dover condividere delle situazioni difficili, ed ero convinto di saperle fronteggiare. Invece mi sono fatto vincere dalla sensazione di smarrimento e di impotenza.

La mia amica, semmai, sembrava reagire molto meglio di me. Tanto che io a volte le ero più di intralcio che di aiuto.

Poi ho capito di essere capace, con le mie limitate conoscenze in campo informatico, di scrivere dei programmi per agevolarla nell'usare un computer.

Finalmente un'arma nelle mie mani, qualcosa da contrapporre al destino che si stava accanendo contro.

Capire quale uso fare di quell'arma, non è stato facile. Inizialmente mi ero lasciato prendere dall'isterismo, dalla smania di voler fare e strafare.

Solo il tempo e il confronto con gli altri mi hanno aiutato a trovare un migliore equilibrio personale. Condizione essenziale se davvero si vuole essere di aiuto ad altre persone: non puoi aiutare nessuno, se il primo a trovarti in una condizione di squilibrio sei proprio tu.

Così, gli anni sono passati. Il programma che avevo scritto per la mia amica aveva conservato il mio nome, "Guido", ed altre persone non vedenti, che avevamo conosciuto, mi avevano chiesto di averlo.

Tra il 1997 e il 1999 il programma "Guido", concepito per il sistema operativo MS-DOS, lasciò gradualmente il posto a "WinGuido", fatto per Microsoft Windows.

Il numero di persone che volevano averlo aumentava sempre di più, fino a diverse decine, così, per permettermi di tenerli aggiornati sugli sviluppi del programma, decisi, nel novembre del 1999, di aprire un sito su Internet.

Nelle mie intenzioni originali, WinGuido avrebbe dovuto rimanere un programma fatto in casa e destinato a pochi intimi. Invece, avendolo messo a libera disposizione su Internet, ho ottenuto l'effetto di diffonderlo a centinaia di persone, fino a superare il migliaio.

Cos'altro dire su di me? Molti di quelli che usano il programma, a giudicare da quello che mi scrivono, ritengono che io sia una persona esemplare, affabile e socievole, un modello di virtù e di dedizione verso il prossimo.

Non vorrei deludere nessuno, ma io non corrispondo a questi giudizi. Invece sono fondamentalmente introverso, timido e solitario. In certi momenti persino irascibile, scontroso, lunatico e nevrotico.

Qualcuno poi è rimasto sorpreso nello scoprire come uno che mette a disposizione gratuitamente un programma per non vedenti, nella vita reale si riveli egoista, tirchio e spilorcio come pochi.

Ma è così che stanno le cose. Credo molto di più in un sano egoismo, piuttosto che in certe illusorie idee di altruismo e devozione.

Ho conosciuto, in varie occasioni, persone che affermavano di dedicare la loro vita a certi ideali. Mi sono sembrate spesso così poco credibili, fasulle verso loro stessi e verso gli altri, che ho finito per il ripropormi di non somigliargli affatto.

Così, la mia vita la dedico innanzi tutto a me stesso. Viene poi da sé che, dal momento che mi trovo a vivere non in un'isola deserta, ma in un mondo insieme ad altre persone, devo comunque relazionarmi con loro.

E, se proprio devo farlo, tanto vale cercare di farlo al meglio: coltivando sentimenti di solidarietà, amicizia ed affetto, che contribuiscono ad arricchire la mia vita.

Certo, rimangono anche i miei momenti in cui volentieri manderei al diavolo tutto e tutti.

Beh, però, tolti quei momenti in cui faccio l'orso, so anche essere un simpaticone... mi piace fare delle belle mangiate in compagnia, apprezzo la buona cucina.

La vita mi ha dato una buona vista, e me l'ha conservata fino ad oggi. A chi non ha avuto questa fortuna, offro la mia solidarietà, la mia amicizia, e qualche minuto del mio tempo ogni tanto.

Sarà poco, ma è tutto quello che ho da dare.

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